Le donne in Iran
"Le donne persiane sono molto audaci e intraprendenti dietro
la copertura del velo, e i loro discorsi ruotano sempre attorno a un
unico soggetto", raccontava negli anni venti la viaggiatrice
Vita Sackville-West, osservando le sue amiche Leda e Zia mentre
ammiravano l'una un giovane curdo a cavallo, l'altra un inglese
ancora più bello, biondo e alto. Che cosa avrebbero risposto i due
giovani se avessero mandato loro un messaggio?
Storie d'altri tempi?
No, alle donne iraniane non è mai mancata l'iniziativa. Nel 1892 si
unirono ai mullà per boicottare il tabacco e protestare contro la
concessione rilasciata dallo scià a uno straniero. In quel periodo,
intatti, i sovrani della dinastia cagiara avevano iniziato a
rilasciare concessioni agli inglesi e ai russi per lo sfruttamento
delle risorse del paese. In precedenza si era trattato di settori di
scarso interesse per gli iraniani, il tabacco invece era un prodotto
chiave dell'economia nazionale. In quell'occasione, le donne
dell'harem reale smisero di fumare e convinsero così lo scià a
ritirare la concessione. Continua
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(Farian Sabahi, Storia
dell'Iran)
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Malvelate. La battaglia del ciador
Fatalismo, emancipazione, sfida. Le tre scene alle quali mi è
capitato di assistere illustrano altrettante modalità con cui le
iraniane declinano il rapporto con il velo che fu loro imposto
dopo la rivoluzione islamica del 1979. Fatalismo: è
difficile per una donna tradizionale opporsi a un'usanza che
impedisce a un uomo estraneo di toccarla, anche se cade e si fa
male. Un'usanza che stride con la proverbiale cortesia degli
iraniani. Emancipazione: negli ambienti tradizionalisti i
padri, mariti o tutori non consentirebbero alle donne di uscire
senza lo "hijab". L'obbligo del velo ha consentito a
molte di accedere all'istruzione, al mercato del lavoro e alla
vita politica. Sfida: cresce l'insofferenza delle più
giovani. Il ciuffo di capelli che sporge dal velo e cade sulla
fronte - detto "kakol"- non è solo una moda, è una
bandiera della trasgressione. Le ragazze nate dopo la rivoluzione
non hanno conosciuto altro. Lo "hijab" è come una
seconda pelle per loro, ma non tutte hanno interiorizzato la sua
valenza simbolica. Ora il loro sguardo è spalancato sul mondo e
non hanno più paura. Continua
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(Nadia Pizzuti, Mille
e un giorno con gli ayatollah)

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Il velo e altri capi di vestiario per le donne in Iran
Il Corano, La sura della luce, verso 31: "Dì alle
credenti che abbassino i loro sguardi e siano costumate, né
mostrino i loro ornamenti, eccetto quelli esterni, gettino i loro
veli del capo sopra i loro seni, e non mostrino i loro ornamenti
se non ai loro mariti, o ai padri loro, o ai padri dei loro
mariti, o ai figli loro, o ai figli dei loro mariti, o ai fratelli
loro, o ai figli dei fratelli loro, o ai figli delle sorelle loro,
o alle donne loro, o a ciò che le loro destre possiedono, o ai
servi maschi che non hanno bisogno di donne, o ai fanciulli che
non notano la nudità delle donne, né esse battano assieme i loro
piedi, sì che si scorgano i loro ornamenti nascosti; volgetevi
tutti a Dio, o credenti affinché possiate prosperare".
Hejab: termine generico per indicare il velo.
Chador: ampio tessuto leggero, di colore nero o a
piccoli disegni, con cui ci si avvolge da capo a piedi.
Obbligatorio nelle visite ai luoghi sacri dell'Islam e diffuso
soprattutto tra le donne provenienti da famiglie religiose, tra
quelle di ceto sociale inferiore oppure nelle città minori. Si
tiene chiuso con una mano, e quindi è scomodo per le donne non vi
sono abituate.
Rusarì: è un foulard spesso colorato annodato sotto il
collo, oppure un'ampia sciarpa avvolta attorno al capo. Diffuso
soprattutto tra la borghesia e nella capitale. Il nodo sotto al
collo può dare fastidio, soprattutto in caso di caldo intenso.
Maghnaé: somiglia al copricapo delle suore, di colore
nero o blu, è cucito in modo da lasciare un'ampia fessura per
introdurre la testa, e ricade sulle spalle. Viene usato negli
uffici pubblici e nelle scuole. Non scivola e lascia libere le
mani.
(Fonte: Yoosef Ziaey,
Iran. Storia,
società e tradizioni, arte e cultura, religione)
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