Cinema 2009
Détours Awards 2009 / 2
ATTRICI DELL'ANNO
Qui, si sa, le attrici sono sempre piaciute
Valentina Lodovini

Il passato è una terra straniera
Fortapàsc
Generazione 1000 Euro
Isabella Ragonese

ATTRICI DELL'ANNO
Qui, si sa, le attrici sono sempre piaciute
Valentina Lodovini

Il passato è una terra straniera
Fortapàsc
Generazione 1000 Euro
Isabella Ragonese

Signore e signori, i migliori film del 2009...
MIGLIOR FILM ITALIANO
1) Dieci inverni

2) Cosmonauta

3) Generazione 1000 Euro

Insieme a: Valzer, Marpiccolo
MIGLIOR FILM STRANIERO
1) The hurt locker

2) Amore e altri crimini

3) (500) days of Summer (500 giorni insieme)

Insieme a: La felicità porta fortuna, State of play
MIGLIOR FILM D'ANIMAZIONE
1) Wall-E

2) Valzer con Bashir

Selezione di cinema internazionale d'autore - 09/79

Locarno 2009 - Piazza Grande
William Friedkin, 1985 (USA)

Un inseguimento contromano mozzafiato su un’autostrada trafficata di Los Angeles. Due agenti federali (William L. Petersen e John Pankow) costretti a oltrepassare i limiti della legalità per arrestare un falsario assassino (Willem Dafoe). Un finale cinico e cupo da cui lo spettatore riemerge provato. Il tutto diretto da William Friedkin in una Los Angeles insidiosa. To Live and Die in L.A. (Vivere e morire a Los Angeles) è un poliziesco nervoso che gioca sui labili confini tra Bene e Male.
Locarno 2009 - Concorso internazionale
Urszula Antoniak, 2009 (Olanda/Irlanda)

Sola nel suo appartamento vuoto, Anne (Lotte Verbeek) osserva dalla finestra i passanti febbrili strapparsi l’un l’altro i suoi effetti personali e i mobili che ha appena accatastato sul marciapiede. La giovane si sfila un anello dal dito, lasciandosi così alle spalle il proprio passato. Quindi abbandona l’Olanda alla volta dell’Irlanda, dove ha scelto di condurre una vita vagabonda e solitaria, percorrendo a piedi e con lo zaino in spalla gli austeri paesaggi del Connemara. Pianta la tenda al centro di grandi spazi deserti o davanti al mare e nel freddo o sotto la pioggia assapora la solitudine – condizione peraltro non sempre facile da vivere e accettare. Gli incontri con i turisti o con qualche camionista che le dà un passaggio, lungi dal procurarle piacere o suscitare affetto, la inducono ancor più ad allontanarsi dai luoghi abitati. Nel corso delle sue peregrinazioni, si imbatte nella casa di un eremita, Martin (Stephan Rea), il quale le propone di occuparsi della casa e del giardino in cambio di vitto e alloggio. Anne accetta, a condizione che si eviti ogni sorta di conversazione personale e che il loro rimanga un rapporto di lavoro. Ciononostante, poco per volta, questi due solitari svilupperanno una certa curiosità reciproca. Ma soddisfare questa curiosità significherebbe violare il patto concluso e compromettere l’isolamento autoimposto, garanzia della loro libertà. Giocando con i magnifici colori dei paesaggi irlandesi, tra cieli grigi in movimento e il verde intenso dell’erba, questo film laconico dà spazio ai suoni della natura, al vento, al mare, ai fiumi. Nothing Personal narra con sensibilità la scelta della solitudine e la difficoltà di mantenerla come pure di revocarla, avvicinando due personaggi estremi e intransigenti che loro malgrado finiranno per affezionarsi l’uno all’altro.
Locarno 2009 - Concorso internazionale
Xiaolu Guo, 2009 (UK/Germania/Francia)

Mei, una giovane cinese, decide di abbandonare la noiosa quotidianità del suo piccolo villaggio natale per la vicina città di Chongqing. Ma la vita cittadina non è meno difficile. Licenziata da una fabbrica di vestiti che l’aveva appena assunta, la ragazza rimedia un impiego in un salone da parrucchiere. Lì incontra Spikey, sicario della mafia locale. Se Mei è profondamente attratta da quest’uomo brutale, che non esita a chiederle di picchiarlo con un nunchaku in mezzo alla strada, per lui la ragazza è soltanto una conquista in più. Una sera Spikey rientra a casa coperto di sangue e muore sotto i suoi occhi. Mei trova alcune mazzette di banconote sotto il materasso e parte subito per Londra, dove ha l’opportunità di sposare mister Hunt, un uomo di settant’anni. Nel silenzio della casa del nuovo marito per lei comincia una vita nuova. Sarà soddisfatta di quella monotona quotidianità?
Scandito dalla colonna sonora originale di John Parish, realizzata in collaborazione con PJ Harvey e gli Eels, e da un’eloquente divisione in capitoli con titoli quali Sometimes you wonder who you really are oppure Mei feels love under the Big Ben calendar, il film di Xiaolu Guo è il ritratto di una donna che non esita ad affrontare una serie di dure prove nella speranza di un futuro più generoso. Per introdurci nell’universo emotivo della protagonista, la regista si serve di elementi naturali, come il caldo soffocante dell’estate, un’anatra brutalmente sgozzata, un cane sbranato da una volpe. Attraverso le peripezie e gli incontri di Mei, She, a Chinese parla anche della mescolanza delle culture in questi primi anni del XXI secolo, e del modo in cui gli esseri umani, gli stili di vita, gli oggetti di consumo o la musica valicano le frontiere. Benché nella sua esistenza questo meticciato generi un certo caos, Mei trova la forza di sfuggire all’isolamento e prosegue la sua fuga verso l’ignoto, secondo i propri desideri.
Locarno 2009 - Concorso internazionale
Filippos Tsitos, 2009 (Grecia/Germania)

Ogni giorno Stavros alza la serranda del suo chiosco, appende i giornali sulla vetrina, quindi sistema le sedie sulle quali lui e i suoi amici passeranno la giornata, con a catalizzare il loro interesse un crocicchio polveroso e circondato di edifici grigiastri, sede dei loro commerci. Dal marciapiede di fronte, e con grande orgoglio di Stavros e compari, il cane Patriota abbaia ogni volta che passa un albanese. Stavros e i suoi amici, infatti, non amano quegli stranieri, anche se fanno i mestieri che i greci si rifiutano di fare; né gradiscono i cinesi che si stanno insediando nel quartiere. Sulla soglia del baracchino la madre di Stavros, sempre più svanita, languisce nella sua poltrona nonostante le cure e l’amore del devoto figliolo. Questo trantran precipita il giorno in cui la donna si abbandona tra le braccia di un lavoratore albanese chiamandolo «Figlio mio!» in albanese. In effetti, che cosa sa Stavros dei suoi genitori? Sua madre gli ha sempre raccontato che dopo la morte di suo padre, deceduto nel nord del paese quando lui aveva appena un anno, loro si sono trasferiti ad Atene. Ma adesso gli amici lo guardano con sospetto: sarà greco o albanese? Avrà o no il diritto di cantare la piccola filastrocca razzista «Albanese, albanese, non diventerai mai greco…»? In Akadimia Platonos, che deve il titolo al nome del quartiere in cui è ambientato (l’antica accademia di Platone), il regista mette in scena con un umorismo venato di disperazione una serie di individui indolenti pieni di pregiudizi sugli immigrati. Il cielo si vede di rado nelle immagini di Filippos Tsitos, la cui macchina da presa segue instancabile i protagonisti mettendone in luce i difetti. A cullare i personaggi del film, in compenso, ci sono una serie di canzoni rock, una cultura musicale che accomuna al di là delle differenti nazionalità trascendendo le frontiere. Sarà possibile ritrovare ancora un briciolo di saggezza nel quartiere dell’Accademia di Platone?
Locarno 2009 - Concorso internazionale
Sarah Leonor, 2009 (Francia)

Isabelle insegna tedesco in un liceo di periferia. Non essendo di ruolo, si sposta dove c’è bisogno di lei. Bruno invece vive di espedienti: rapine, furti d’auto. Le loro vite monotone subiscono una svolta il giorno in cui un’auto investe Isabelle davanti al bar dove Bruno sta mangiando un panino. Lui le si avvicina, indeciso se rubarle l’orologio o limitarsi ad aiutarla. Nel istante in cui le afferra il polso per derubarla, Isabelle riprende conoscenza. Questo breve contatto basta a innescare un’attrazione reciproca. Isabelle cerca di rivederlo, i due rapidamente si innamorano e in loro si fa strada l’idea che insieme potrebbero essere felici. Bruno tuttavia non ha nessuna intenzione di «mettere giudizio», e continua a guadagnarsi da vivere illegalmente. Finché un giorno, a causa di un compare inavveduto, si ritrova la polizia alle costole, e prende la fuga con Isabelle. Un inseguimento in auto con la polizia e la coppia si ritrova in una foresta. Abbandonata la macchina, si addentra nel folto e si allontana sul fiume a bordo di una barchetta. È l’inizio di un mondo nuovo: al riparo dalla polizia e dalla legge, dai vincoli e dalle sbarre, i due lasciano libero corso al loro amore, sospesi fuori dal tempo. Ma questo sforzo estremo per tenere a distanza la violenza del mondo potrà portare a qualcosa che non sia una tragedia? In Au voleur la co-sceneggiatrice Sarah Leonor fa evolvere i personaggi di Isabelle e Bruno ( Florence Loiret Caille e Guillaume Depardieu) tra contesto urbano e ambiente naturale: se il primo è un corollario della società e del passato, il secondo permette a questa coppia originaria un ritorno all’Eden. Ed ecco che una luce nuova illumina i protagonisti, ora liberati da inquadrature ampie che abbracciano la Natura immemore.
Locarno 2009 - Concorso Cineasti del Presente
Corso Salani, 2009 (Italia/Svizzera)

Un battello procede su un fiume tranquillo e una mano si abbandona verso la superficie dell’acqua mentre le rive sfilano rapide, fiancheggiate da imbarcazioni arrugginite, in rovina. Mirna, una bella argentina di ventisette anni, lascia Buenos Aires, città per lei troppo grande e complicata. È alla ricerca di un posto che le sia congeniale, un luogo dove poter vivere, da qualche parte sulle Ande. Ha così inizio una specie di road movie attraverso il paese, negli scenari montagnosi dalle cime innevate dove si sente solo il vento. Questo racconto in prima persona dalla cronologia scomposta alterna i sentieri di montagna percorsi dalla donna, gli alberghi e i bar dove si ferma a riflettere con sequenze della sua vita a Buenos Aires, in cui la vediamo radiosa e innamorata. Poco prima della partenza, infatti, Mirna ha incontrato e cominciato ad amare Monica, da cui non si staccava più. Tuttavia, malgrado questa relazione nascente, ha avvertito il bisogno di lasciare la città per cercare questo luogo sulle montagne del quale sentiva il richiamo. Quanto a Monica, non le restano che i ricordi e una lettera della compagna che spiega le ragioni di quella partenza. Durante la sua odissea attraverso le Ande, Mirna, sempre sola, si rivolge a Monica, talvolta tra sé e sé, talatra parlando direttamente alla macchina da presa, che incarna la sua ex compagna, assente eppure sempre con lei. In risposta a questo monologo interiore, la macchina da presa la scruta come farebbe Monica, aderendo al suo corpo e al suo viso, deliziandosi dei suoi occhi, della sua bocca, delle sue spalle. Girando intorno a Mirna, la macchina da presa dà l’impressione di una presenza che la segue, quasi il fantasma dei suoi pensieri, mentre la voce di Monica risuona scaturita dal nulla. Mirna, il racconto di una ricerca impossibile, nella quale solo i ricordi consentono alle due donne di ritrovarsi a dispetto dei limiti di spazio e tempo.
Locarno 2009 - Concorso internazionale
Mamoru Hosoda, 2009 (Giappone)

Grazie alla creazione della città virtuale di Oz, chiunque può accedere a Internet in qualsiasi momento e avere quindi modo di informarsi, pagare le fatture o anche giocare on line. Nel tempo libero Kenji, un liceale giapponese, lavora alla manutenzione di Oz in qualità di progammatore. Quando Natsuki, la ragazza di cui è segretamente innamorato, gli propone di andare qualche giorno a Nagano per prendere parte a una festa di famiglia, Kenji accetta senza esitazioni. Giunto sul posto, Natsuki lo mette con le spalle al muro chiedendoli di recitare la parte del fidanzato per compiacere sua nonna, che festeggia novant’anni. Nonostante la sua timidezza, la famiglia lo accetta rapidamente e Kenji fa la conoscenza dei suoi ospiti. La notte dopo il banchetto, il ragazzo viene svegliato da una strana mail sul cellulare contenente dei numeri e un messaggio: «Deciframi!». Stuzzicato nel suo orgoglio di talento matematico Kenji, ancora assonnato, cerca di risolvere l’enigma e ci riesce. Il mattino seguente, però, scopre che il suo avatar (la personificazione virtuale della sua identità nella rete) sta seminando il caos all’interno di Oz, e lui è ricercato dalle autorità. La famiglia di Natsuki, ricca di risorse, gli offre il suo sostegno. Riusciranno insieme a fermare la distruzione di Oz e del mondo fisico? Alternando realtà e virtualità, Summer Wars tratteggia un universo in cui tecnologia e tradizione coesistono pacificamente. Il contrasto tra la dimora familiare sulle montagne giapponesi e l’universo dalla bellezza asettica di Oz crea una tensione che rafforza i legami di sangue e d’amore tra i personaggi. Inoltre, l’uso delle particolarità dei diversi temperamenti nella creazione degli avatar dà vita a un’estetica insieme variegata e coerente. Con Summer Wars, Mamoru Hosoda firma un capolavoro d’inventiva.
Locarno 2009 - Concorso Cineasti del Presente
Valérie Donzelli, 2009 (Francia)
Parigi. Adèle, trent’anni, è distrutta a causa della separazione con Mathieu, l’amore della sua vita. La sua vicina di casa, vedendola smarrita, le consiglia di lasciare l’appartamento dell’ex compagno per cominciare una nuova vita. Ma Adèle non ha né amici né una famiglia da cui andare, tranne Rachel, una lontana cugina che non accetterà mai di ospitarla. La vicina allora decide di andare a trovarla insieme ad Adèle e metterla davanti al fatto compiuto. A malincuore, Rachel accetta di accoglierla, ma poi, intenerita dallo sconforto della giovane, decide di aiutarla a trovare un lavoro e a riassaporare la vita, dandole anche consigli sentimentali: prima di tutto, deve andare a letto con altri uomini per smitizzare la relazione passata. Seppur controvoglia, Adèle comincia a passare da un’avventura all’altra. Lavora come baby-sitter e incrocia le vite di alcuni uomini: Pierre, un affascinate studente; Jacques, il facoltoso padre del bambino di cui si occupa; e Paul, uomo misterioso dai desideri stravaganti. Gestire quelle tre relazioni a volte diventa difficile: Adèle è talmente ossessionata dall’assenza di Mathieu che lo ritrova in ognuno dei suoi nuovi incontri. Per rappresentare questo fenomeno, la regista Valérie Donzelli gioca con il casting: l’attore che impersona Mathieu (Jérémie Elkaïm) interpreta anche i personaggi maschili che Adèle incontra. La reine des pommes – strizzatina d’occhi al titolo di Lio, nelle musiche originali del film con Charles Trenet e Gonzales – rispecchia formalmente gli stati d’animo della protagonista. La regista interpreta il ruolo di questa buffa eroina, personaggio lunare, candida e strampalata, che spesso esprime le sue emozioni attraverso il canto. Ce la farà a lasciarsi alle spalle il passato e a voltare pagina? A ritrovare l’amore, o a liberarsene?
Locarno 2009 - Ici et Ailleurs
Jean-Christophe Klotz, 2009 (Francia)

Nel 1994, mentre il Ruanda è in piena guerra civile, a Parigi un giovane giornalista indipendente, Antoine Rives (Jalil Lespert), sta indagando sui turisti rimpatriati. Durante le sue ricerche incontra Clément, uno studente di origini Hutu la cui fidanzata, Alice, è rimasta nel mezzo dei massacri. I due uomini si recano in Ruanda per ritrovarla e per documentare gli avvenimenti. Al loro arrivo, si trovano di fronte al caos e alla morte. Sconvolto, Antoine riprende tutto senza sosta, per dare una testimonianza di quello spettacolo da incubo. Disgustato da ciò che vede, s’interroga sui limiti etici del suo lavoro, perdendo poco a poco le illusioni e l’innocenza. Lignes de front, primo film di finzione di Jean-Christophe Klotz, si focalizza sulla visione di Antoine, sconvolto e impotente di fronte ai massacri cui tutto a un tratto si trova ad assistere.
Locarno 2009 - Ici et Ailleurs
Federica Di Giacomo, 2009 (Italia)

A Bari l’ultima casa popolare è stata costruita più di vent’anni fa, e attualmente le famiglie in attesa di un alloggio sono oltre tremila. Esasperate, non vedono altra soluzione se non quella di impossessarsi con la forza delle case lasciate incustodite, anche solo per poche ore, dai legittimi proprietari, perlopiù persone sole o anziane. Grazie al loro status di famiglie numerose, contano sull’indulgenza delle autorità nella speranza di non essere sgombrate con la forza. Dal canto loro, i proprietari non osano più uscire di casa, e mettono a punto delle strategie per non perdere il loro bene. Housing, il documentario che ritrae questa situazione assurda, segue quattro proprietari di casa che, loro malgrado, si ritrovano quasi prigionieri tra le proprie quattro pareti, mentre là fuori tante persone sono disperatamente in cerca di un aloggio.
Locarno 2009 - Ici et Ailleurs
Zijad Ibrahimovic, 2009 (Svizzera)

Un uomo ritorna nel suo paese dopo vent’anni per assistere ai funerali dei genitori, i cui corpi sono stati ritrovati in una fossa comune. Vaga per le stanze della sua vecchia casa cercando risposte che diano un senso a ciò che è accaduto. Ma la guerra non dà risposte, genera solo domande. Zijad Ibrahimovic, nato a Loznica, in Serbia, e ticinese d’adozione, ritorna a Locarno dopo la sua partecipazione del 2007 nella sezione Pardi di domani con Anche i fiori a volte.
Locarno 2009 - Appellations Suisse
Christoph Schaub, 2008 (Svizzera)

In Happy New Year, film selezionato per il Premio del cinema svizzero 2009, i destini di diversi personaggi in bilico tra amori vecchi e nuovi si intrecciano a poche ore dal tradizionale “Buon Anno!”. Gloria teme di dover passare il capodanno da sola, ma ecco che incontra un taxista da poco di nuovo single. Zoe deve decidere se rimanere con la madre alcolizzata o andare a una festa con un’amica. E Pascal si vede costretto a rinunciare alla sua grande passione per il modellismo per occuparsi della figlia dei vicini. Mentre la routine di Herbert e Anne-Marie è sconvolta dalla fuga del cane Beppo, alcuni poliziotti in servizio si raccontano le loro esperienze. Attraverso scene notturne squarciate dalla luce dei fuochi d’artificio, Christoph Schaub descrive con abilità quel senso di solitudine e di omologazione che nella notte di San Silvestro è sempre in agguato.
Locarno 2009 - Concorso Cineasti del Presente
Pasquale Marrazzo, 2009 (Italia)

Milano, è estate. C’è un gran caldo, impossibile proteggersi dall’afa che fa saltare i nervi. Due arabi compiono una rapina a mano armata. Un giocatore, un cameriere e una donna alcolizzata si trovano immischiati in una corsa contro il tempo e contro i grattacapi della vita quotidiana. Quel caldo toglie il respiro, e anche gli eventi si fanno più densi. Le storie di ognuno di loro si intrecciano, portandoli ad avvicinarsi e a riconoscersi. Karim, un giovane arabo che ha commesso il reato per necessità, diventa amico di Gianni, che lo aiuta, e lo fa sentire meno solo. Irene beve troppo, e si è convinta che Gianni è il figlio che suo marito le portò via molti anni prima. E poi c’è Betty, una giovane transessuale che per amore si lascia trascinare in una storia fatta di passione e violenza. Sembra che in quella torrida Milano l’universo di ognuno di loro stia per crollare. Ma nel momento in cui la tensione raggiunge il parossismo, i personaggi si fermano, e davanti alla cinepresa guardano lo spettatore dritto negli occhi e confessano, cantando, i loro stati d’animo. Pasquale Marrazzo ha composto lui stesso i testi di quelle canzoni (tranne l’ultima, che è stata scritta da Marianne Faithfull) su musiche di Sergio Cocchi. Girato in pochissimo tempo, Sogno il mondo il venerdì è un film corale, che mescola il linguaggio del genere poliziesco con quello della commedia musicale in un ritmo indiavolato. La tensione che avvertiamo nel film grazie alla quasi onnipresente camera a spalla e alla luce gelida, conferisce al nuovo lungometraggio di Pasquale Marrazzo un’aura di realismo e immediatezza. Retto da un gruppo di attori dall’interpretazione incalzante, che non allenta un momento, Sogno il mondo il venerdí esplora finemente e con dolcezza i meandri dell’animo umano, dove la fraternità rasenta il più profondo egoismo e la più intensa violenza.
Locarno 2009 - Concorso internazionale
Frédéric Mermoud, 2009 (Francia/Svizzera)

Vincent (Cyril Descours) e Rebecca (Nina Meurisse), due spensierati diciottenni, si innamorano fin dal loro primo incontro in un cyber-café. Un paio di mesi più tardi, il corpo senza vita di Vincent viene ripescato dalle acque del Rodano, mentre Rebecca è introvabile. Che cos’è accaduto? Nel film si intrecciano due storie, quella di Rebecca e Vincent, che scivolano con incuranza nel mondo della prostituzione, e quella dell’ispettore Cagan (Gilbert Melki) e della sua compagna di squadra Mangin (Emmanuelle Devos), che cercano di comprendere i ragazzi e ricostruirne il percorso. Dalle indagini emerge che Vincent si prostituiva, rimorchiando clienti via Internet. L’incontro con Rebecca, anziché indurlo al cambiamento, aveva spinto il giovane, attratto dai soldi «facili», a proseguire sulla strada intrapresa. Dal canto suo la ragazza, volendo condividere le esperienze del compagno, aveva deciso di accompagnarlo ad uno dei suoi appuntamenti. E i due avevano finito col prostituirsi insieme, lucrando senza rimorso sui loro stessi corpi. Interrogando i clienti di Vincent e la madre di Rebecca, angosciata per la scomparsa della figlia, l’ispettore si addentra in un mondo dove i morti si moltiplicano. E far luce sugli omicidi, nonché sulla scomparsa di Rebecca, per Cagan comporterà un coinvolgimento sempre maggiore. La storia dei due adolescenti infatti lo rinvia alla sua stessa vita, scuotendo le sue certezze e inducendolo a compiere una scelta cruciale, che lo sconvolgerà. Conosciuto per i suoi cortometraggi, il regista svizzero Frédéric Mermoud torna a Locarno con il suo primo lungometraggio, di cui ha co-firmato la sceneggiatura e con il quale permette a Nina Meurisse di confermare il proprio talento. Incrociando con abilità piani temporali e universi differenti per narrare l’indagine di un ispettore che si immerge con accanimento nel lavoro fino a perdercisi, il regista ci consegna un dramma poliziesco a metà tra inchiesta criminale e storia d’amore.
Locarno 2009 - Appellations Suisse
Micha Lewinsky, 2009 (Svizzera)

In una cittadina svizzera, Rahel Hubli, ufficiale dello stato civile, sposata e madre di famiglia, ha smesso di credere nel grande amore. Con il passare degli anni, la vita quotidiana ha preso il sopravvento sull’imprevisto e sulla passione. Ma quando il suo vecchio amico Ben, divenuto un famoso musicista, fa irruzione nella sua vita tutto cambia. Ben sta per sposarsi con una giovane attrice, ma tra i due si riaccende quell’amore folle che avevano provato da ragazzi. Come impiegata dello stato civile, Rahel è incaricata di preparare la cerimonia e i due ex innamorati trascorrono lunghe ore a parlare del passato comune e del loro amore ormai quasi dimenticato. Questa commedia romantica affronta con freschezza e in un continuo susseguirsi di qui pro quo temi come la passione, la noia all’interno della coppia e la scelta tra avventura e famiglia.
Locarno 2009 - Piazza Grande
Nick Cassavetes, 2009 (USA)

Sara (Cameron Diaz) e Brian Fitzgerald (Jason Patric) hanno una figlia, Kate, malata di leucemia. Quando le viene diagnosticata la malattia, un medico suggerisce loro una procedura medica piuttosto inconsueta: avere un secondo figlio geneticamente controllato, che diventerà il donatore ideale. I genitori, disperati, mettono al mondo una seconda bambina, Anna, che per anni è costretta a dividere il proprio corpo con Kate. Ma, giunta all’età di undici anni, si rifiuta di donarle un rene. Non potendo più tollerare tutti questi interventi chirurgici, la bambina assume un avvocato (Alec Baldwin) per perseguire i genitori e ottenere un’emancipazione che le consenta di disporre del proprio corpo secondo la propria volontà. My Sister’s Keeper, adattamento del romanzo di Jodi Picoult, è una riflessione profonda, a tratti violenta e straziante, sulla famiglia, l’amore e i legami tra due sorelle divise dalla malattia.
Locarno 2009 - Concorso Cineasti del Presente
Asli Ozge, 2009 (Germania/Turchia/Olanda)

Nel bel mezzo degli ingorghi d’auto, tra migliaia di cittadini che ogni giorno imboccano il ponte sul Bosforo che collega le due parti di Istanbul, tre uomini si incrociano quotidianamente senza mai notarsi. Fikret, diciassettenne modaiolo che vive in uno dei quartieri poveri della periferia, vende illegalmente mazzi di rose al centro di questa trafficatissima arteria e fatica a trovare un lavoro stabile come venditore o tuttofare in uno dei piccoli negozi della città. Umut, tassista ventisettenne, divide il mezzo con un collega e lavora indefessamente, attraversando il ponte varie volte al giorno, per soddisfare i desideri della giovane moglie, Cemile: la donna, che vive ampiamente al di sopra dei suoi mezzi, sogna un appartamento con tutti i confort moderni che lui non le potrà mai offrire. A dirigere il traffico, unico pedone tra tutte queste automobili, c’è il poliziotto Murat, arrivato da poco da un cittadina di provincia. Murat soffoca per l’inquinamento, e la sua profonda solitudine lo induce a cercare ostinatamente una compagna su Internet. Con due dei tre personaggi a interpretare se stessi, Köprüdekiler (Men on the Bridge) si situa sul confine tra finzione e documentario, e traccia il ritratto di tre uomini disorientati: Fikret, combattuto tra la voglia di vagabondare con gli amici e la necessità di cercarsi un lavoro, Umut, alle prese con un matrimonio in piena crisi a un passo dalla rottura, e Murat il quale, accumulando incontri senza prospettive, soffre per la lontananza della famiglia e del villaggio natale. Seguendo la quotidianità di questi tre uomini nella capitale, il primo film di finzione di Asli Özge allude alle preoccupazioni della Turchia di oggi, stretta fra nazionalismo, PKK, disoccupazione e istruzione. Metafora di un paese in piena trasformazione, il ponte sul Bosforo che unisce Asia ed Europa diventa punto d’incontro per tre rappresentanti di una nuova generazione turca piena di contraddizioni e dal futuro ancora incerto.
Locarno 2009 - I film delle Giurie
Angela Schanelec, 2003 (Germania)

Quarto film di Angela Schanelec, Marseille narra una parentesi nella vita di Sophie, giovane fotografa berlinese. Desiderosa di cambiare aria, la donna fa uno scambio di appartamento e parte per Marsiglia, dove intende fotografare la città e soprattutto approfittare di quel momento di evasione per lasciarsi Berlino alle spalle. Durante il soggiorno fa degli incontri, si ambienta, sta bene. Al suo ritorno, quasi nulla è cambiato, e Sophie riprende faticosamente in mano la propria quotidianità e le proprie storie d'amore confuse.
Locarno 2009 - Concorso Cineasti del Presente
Alejo Moguillansky, 2008 (Argentina)

Castro corre. Si è lasciato alle spalle la propria vita, la moglie e le nevrosi, e da allora fugge. Fugge e poi incontra Celia. È l’inizio di una storia d’amore in una piccola città dell’Argentina. Finché un giorno Castro e Celia riprendono a correre, verso la capitale, Buenos Aires, che diventa così teatro di inseguimenti indiavolati tra Castro e un’infinità di personaggi che gli stanno alle calcagna per ragioni diverse: Samuel, un ex professore, perché ha bisogno di lui. Rebecca Thompson, la sua ex moglie, perché lo ama ancora. Willy, il cinico, che lo rincorre senza sapere bene perché. E Acuña, perché qualcuno l’ha pagato per trovarlo. A tratti Celia e Castro vengono raggiunti, altre volte lui abbandona lei per cercarsi un lavoro, in un andirivieni orchestrato con precisione dal regista Alejo Moguillansky. Liberamente ispirato a Murphy, il romanzo di Samuel Beckett, nella sua costruzione visiva Castro ricorda i primi film d’azione americani, con una venatura d’assurdo nel contenuto perché il regista dà briglia sciolta all’intreccio per concentrarsi sulla forma. La visione di questi personaggi che scorrazzano a destra e a manca per le strade di Buenos Aires diventa particolarmente spassosa quando la durata dell’inseguimento e le varie acrobazie (supervisionate dalla coreografa Luciana Acuña) si protraggono all’infinito, precipitando gli attori in una dimensione comica inaspettata. Eppure, in tutta questa frenesia, Alejo Moguillansky non perde mai di vista il suo personaggio principale, che di fatto tratta con malinconica tenerezza. Perchè in fondo Castro è il racconto di un uomo allo sbando che poco per volta ha perso il senso della propria identità; un uomo in fuga da un passato che lo perseguita e lanciato verso un futuro più che mai incerto.
Locarno 2009 - Ici et Ailleurs
Sepideh Farsi, 2009 (Francia/Iran)

La regista Sepideh Farsi propone un affascinante ritratto di Teheran, città che abbandonò quand’era ancora adolescente. Desiderava «dare di Teheran un’immagine diversa, un’immagine inedita e intima insieme». Tra ricchezza e povertà, architettura d’avanguardia e tradizione, questo collage di scene quotidiane descrive magnificamente la ricchezza e la diversità della capitale iraniana. Tehran bedoune ejaze (Tehran Without Permission) è stato girato con un telefono cellulare, che ha dato alla regista una grande libertà, consentendole di passare inosservata e di ridurre la distanza che la separava dai suoi interlocutori. Benchè il film non affronti i problemi sociali e politici di Teheran in modo diretto, la tensione resta comunque palpabile nelle dichiarazioni delle persone riprese
Locarno 2009 - Piazza Grande
Marc Webb, 2008 (USA)

Un ragazzo si innamora di una collega. Tom (Joseph Gordon-Levitt), inguaribile romantico, sogna una carriera da architetto, ma per il momento scrive i testi dei bigliettini d’auguri. Summer (Zooey Deschanel), la nuova segretaria del suo capo, ha smesso di credere nell’amore. Come un moderno Don Chisciotte, Tom si lancia all’assalto del cuore della ragazza, senza mai darsi per vinto. Sono infatti molte le cose che i due hanno in comune per poter essere felici insieme: adorano gli Smith e Magritte e hanno entrambi vissuto a Jersey. In cinquecento giorni la loro storia inizia, evolve, finisce e ricomincia, sempre narrata dal punto di vista di Tom e della sua incorreggibile fiducia nell’amore. Ricorrendo a salti temporali e ad altri espedienti narrativi e visivi, tra cui una scena di balletto alla Jacques Demy, 500 Days of Summer offre un ritratto caleidoscopico di una generazione divisa tra cinismo e speranza.